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Stefano Lavarini
Venerdì 05 Marzo 2010 13:51 Lo vediamo sempre in campo ad allenare le azzurrine del Linkem Club Italia, è il vice di Massimo Barbolini, lui è Stefano Lavarini, da qualche giorno nuovo allenatore della nazionale cadette e da sempre allenatore del Club Italia. Per il tecnico piemontese, che da tre anni è nello staff nel Club Italia femminile, si tratta di un significativo incarico, merito di un lavoro iniziato quindici anni fa.
Che cosa significa arrivare ad allenare la nazionale cadette ? "C’è la soddisfazione di aver centrato un obbiettivo importante della mia carriera. Fin dagli inizi mi sono dedicato ai settori giovanili, avendo lavorato insieme a dei tecnici di alto livello. Penso che per chi è impegnato con i giovani, sia un sogno poter prendere la guida di una nazionale. Inizio quindi con molto entusiasmo questa nuova avventura, portandomi dietro soprattutto l’esperienza che ho accumulato nei tre anni del Club Italia"
Come intende organizzare il lavoro di quest’anno, in cui l’8 Nazioni sarà l’evento principale ? "Questa sarà un’estate in cui mi dovrò dedicare soprattutto a conoscere le ragazze. Mencarelli durante questi anni ha selezionato in tutta Italia le atlete più promettenti, ora starà a me metterle in campo e darle un amalgama. In quest’ottica l’8 Nazioni è molto utile per farsi un’idea generale delle atlete a disposizione. Si tratterà di una prima selezione in vista degli impegni Europei e Mondiali del 2011. Chi giocherà il torneo accumulerà esperienze importanti, ma il gruppo sarà aperto ad accogliere altri elementi che dovessero mettersi in luce in seguito.”
Che vantaggi può dare, il fatto di lavorare con il Linkem Club Italia ? "Tra le giovani del Club Italia vi sono quattro elementi che rientrano nel giro della nazionale cadette. Il fatto di averle tutti i giorni sotto gli occhi è un vantaggio, perché conosci il loro punto di partenza e le capacità di apprendimento durante il percorso di crescita. Tramite il continuo confronto con gli altri tecnici, valutiamo attentamente i loro miglioramenti, riuscendo a capire dove è più importante lavorare“.
Un "giovane" lavoro, quindi, cominciato 15 anni fa e che continua a regalare al tecnico piemontese gioie e soddisfazioni
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